Finzioni poetiche

Ritratti a china rossa. Poesie di Elisabetta Sancino con una illustrazione di Roberto Matarazzo

versi-sensoriali

 

RITRATTI A CHINA ROSSA
GENEALOGIA
Da questa parte del mondo
con distese di basilico sotto la luna
una falce, uno scialle di lana,
lo scorrere lieve del vento sulla nuca
come un brivido di gioia.
Io sono proprio qui
attraversata da schiere di destini
che hanno fatto brillare quella cellula
sono un punto non visibile
da nessuna parte del cielo
né della terra
eppure mi oriento con precisione
nell’intrico prodigioso di me stessa.
Sono un ricettacolo di strani idiomi
converso con lombrichi e calabroni
a volte mi trascino
più spesso incedo, anche inciampando,
ma sempre ammantata di luce
come l’alzaia in estate.
La mia stirpe è di origine incerta
un incrocio tra un’orchidea viola
e un dente di leone,
un cavallo nato zoppo
e un gatto sempre in calore.
Certe volte non mi capacito
di quel vecchio che non trema ancora
e ancora sgozzerebbe galline a mani nude
con la ferocia di chi conosce la fame.
Eccolo,
quello è mio padre.
(Da Frammenti viola, 96, rue de-La-Fontaine Edizioni, 2016)
MUMMY
Sono ancora una madre
Ma sono stata anche un gatto
una foglia secca
una tigre molto viola
un frammento di stella
non avevo nessuna idea
su come spingere fuori una vita
aggrappata alle mie membra
nutrire la sua fame incessante
di favole e di musica
io non ho mai pensato
alle sequenze previste
ai gesti scontati
ho sconvolto tutte le attese
sgocciolavo come una fontana di latte
io che ero solo ossa rotte
occhi pesti
costole incastrate tra i denti
non ci ho mai creduto davvero
che una vita s’insinuasse tra i miei libri
le macchie d’inchiostro
certi atroci pomeriggi
in cui incidevo rune
mi affacciavo a quei precipizi
che non sono fatti per dei figli
tantomeno per degli amanti
ma erano il mio mondo
lo sono ancora adesso
e io li contemplo incessantemente
con due corpi pulsanti addosso
mentre cerco di districarmi senza ferirli
tra un amore indicibile
e il buio.
SILENZIO
C’è chi è nato con la camicia,
io sono rimasta nuda,
scabra come uno scoglio d’Irlanda,
scheletro d’uccello spolpato dal vento,
sporgenza nell’occhio,
spina che buca il fianco.
Sto attraversando questa vita
senza possedere nulla,
generando figli, nutrendo uomini,
levigando parole,
voracemente scorticata dall’amore,
sempre scoperta e famelica,
madre fino al midollo,
eppure libera
di vagabondare sulla terra
in compagnia di me stessa.
Assorbo tutte le tonalità del cielo,
sono notte, giorno, alba, tramonto
ma non somiglio a nessun elemento
né giungerò mai a compimento
perché lo so che non mi appartengo
e il mio destino è tornare silenzio.

(Da Frammenti viola, 96, rue de-La-Fontaine Edizioni, 2016)

frammenti

 

Poesie di Elisabetta Sancino, con Versi sensoriali di Roberto Matarazzo.

***

Notizia:

Elisabetta Sancino è laureata in Lingue e Letterature Straniere Moderne all’Università Statale di Milano e attualmente insegna lingua e letteratura inglese presso il Liceo Scientifico Linguistico G. Bruno di Melzo (MI), dove si occupa di progetti di alternanza scuola-lavoro. Svolge inoltre l’attività di guida turistica presso Milano e provincia. La sua poesia Silenzio, qui proposta, ha vinto la menzione d’onore nell’ambito del concorso “Mario dell’Arco” (XX edizione), organizzato dall’Accademia Belli di Roma. Alcune sue opere sono presenti in antologie poetiche, tra cui Brontëana V (edizione speciale per il bicentenario della nascita di Charlotte Brontë) e Il Segreto delle Fragole, 2016, ed. Lietocolle. Nel novembre 2016 è uscita la sua prima raccolta poetica dal titolo Frammenti viola, 96, rue de-La-Fontaine Edizioni.

 

 

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